**Micro-Dramas Won’t Save TV. But They Might Save their IP.**
Why the most underestimated format of the decade is forcing broadcasters and brands to rethink identity, distribution and value creation (articolo in doppia versione ITA-ENG)
Bentornati e buon 2026
Content with a View riparte da qui
Bentornati a tutti e buon 2026.
Ricominciamo con gli aggiornamenti di Content with a View.
Da quest’anno le newsletter di testo avranno cadenza quindicinale, così come le nuove puntate del podcast, che saranno dedicate a identità, reinvenzione e scelte professionali in tempi complessi.
Arriveranno contenuti che non vedo l’ora di farvi ascoltare — e, come sempre, spero di ricevere da voi feedback sinceri e utili.
Ripartiamo con un tema che sta generando molto rumore, soprattutto oltreoceano.
In Italia se ne parla poco, ma già a Intersections 2024 ne avevo discusso in un panel dedicato alle content factories. Da allora Hollywood ha acceso i riflettori, e il business ha iniziato davvero a muoversi.
“I micro-dramas sono il prossimo grande trend”
Se lavori nei media e nei contenuti, probabilmente negli ultimi mesi hai sentito questa frase più volte (e se non l’hai sentita, beh aggiornati qui subito!)
“I micro-dramas sono il prossimo grande trend.”
Non è sbagliata.
Ma è incompleta.
Perché i micro-dramas non raccontano solo che tipo di contenuti stanno emergendo.
Raccontano che tipo di sistema economico e culturale sta cambiando.
E soprattutto mettono davanti a broadcaster, aziende e brand una domanda scomoda:
stiamo ancora parlando al pubblico dove vive davvero?
Che cosa sono davvero i micro-dramas
Non sono serie TV più corte.
Sono serialità di stampo soap / fotoromanzo, progettate nativamente per il feed.
episodi verticali da 60–90 secondi
cliffhanger continui
scoperta algoritmica
consumo scrolling-first
Non nascono per il palinsesto.
Nascono per l’attenzione intermittente.
1) La genesi: perché tutto parte dalla Cina
I micro-dramas nascono in Cina non come esperimento creativo, ma come risposta industriale.
Dentro Douyin e Kuaishou si incontrano quattro forze precise:
consumo mobile estremo
produzione rapidissima
monetizzazione freemium
social commerce
Il risultato è un mercato che nel 2024 supera 50 miliardi di RMB (~6,9 miliardi di dollari), crescendo fino a superare la box office cinematografica.
📌 Insight chiave
In Cina nessuno ha mai pensato ai micro-dramas come alternativa alla TV.
Sono stati pensati come prodotto nuovo per un pubblico nuovo.
2) L’Occidente: l’hype e il fraintendimento
Quando il formato arriva negli USA e in Europa succede qualcosa di tipico:
Hollywood entra
i media parlano di “rivoluzione”
qualcuno grida al contenuto di serie B
Nel 2025 il mercato USA arriva a ~1,3 miliardi di dollari, quello globale ex-Cina a ~3 miliardi, con proiezioni che superano gli 11 miliardi a livello globale.
Il dibattito però si incaglia su una falsa dicotomia:
qualità vs quantità
Molti micro-dramas sono effettivamente kitsch.
Ma il punto non è come sono oggi.
Il punto è perché esistono.
Ogni volta che cambia il contesto di consumo,
la qualità arriva dopo.
Prima arriva la domanda.
3) Status attuale: piattaforme, app e il grande equivoco
Qui vale la pena chiarire un equivoco.
Le principali app di micro-dramas (ReelShort, DramaBox, ShortMax) hanno feed proprietari e piattaforme proprie.
Ma questo non le rende alternative a TikTok.
Le rende complementari.
Il modello reale è questo:
TikTok → discovery, acquisizione, test
App proprietaria → monetizzazione, controllo, ARPU
È lo stesso schema del gaming mobile.
Come guadagnano davvero le app
primi episodi gratuiti
paywall episodico / coins
abbonamenti (spesso settimanali)
rewarded ads
in prospettiva: commerce e brand deals
👉 Oltre il 60–70% dei ricavi arriva da pagamenti diretti degli utenti, non dall’advertising.
4) Il colpo di scena
Perché questo riguarda i broadcaster (più delle app)
Ed ecco il punto che cambia la prospettiva.
Le app di micro-dramas hanno:
feed
tecnologia
monetizzazione
Ma non hanno IP forti e riconoscibili nel tempo.
I broadcaster europei, invece, hanno:
IP legacy
personaggi
universi narrativi
fiducia editoriale
E faticano sempre di più a raggiungere Gen Z e Gen Alpha.
Il paradosso è evidente:
chi ha la tecnologia non ha l’identità
chi ha l’identità non ha il feed
5) L’ipotesi: micro-dramas come IP Activation Business
La mia tesi è semplice:
i micro-dramas non sono un nuovo canale
sono un nuovo P&L incrementale
Per i broadcaster:
non cannibalizzano lineare e OTT
parlano a chi non guarderebbe comunque la TV
permettono test rapidi
aprono mercati esteri
E soprattutto:
mettono l’IP al centro, non il canale
Un precedente europeo virtuoso è BBC Studios, che ha usato YouTube non come finestra promozionale, ma come estensione viva delle proprie IP.
Hollywood ci sta investendo perché:
i costi di produzione sono bassi
il rischio sperimentale è contenuto
il modello di monetizzazione è multiplo
non serve il “salotto”
Gli short dramas non litigano con il prime time.
Occupano tutto il resto.
E se domani arrivano IP di qualità?
👉 Bingo.
Mini P&L – simulazione prudente (12 mesi)
Assunzioni
3 IP
90 episodi annui (30×3)
durata 60–90’’
~108 milioni di views annue (Italia + estero) - stime su tik tok per IP di media-alta qualità
Costi
Produzione: €360k
Team: €250k
Ops / legal / localizzazione: €90k
Totale: ~€700k
Ricavi
Ads rev-share: €97k
Brand partnership: €280k
Merchandising (netto): €369k
Eventi: €120k
Licensing: €150k
Totale: ~€1,016M
EBITDA: ~€316k
6) Perché usare un feed esterno (e non crearne uno in casa)
Perché il feed non è una feature.
È un comportamento culturale.
Crearlo in casa significa:
partire senza pubblico
sostenere costi di acquisizione elevati
testare lentamente
Usarne uno esterno significa:
accesso immediato all’audience
algoritmo già funzionante
rischio creativo più basso
📌 Controllo ≠ Accesso
Le app servono a monetizzare.
I feed servono a incontrare.
Negli USA Disney+ ha introdotto vertical video per aumentare la permanenza; Netflix sta sperimentando podcast e nuovi formati.
Ma la storia insegna una cosa chiara: fare la guerra alle abitudini di consumo raramente funziona.
La regola resta una:
vai dove è l’audience
e monetizza bene i tuoi asset
7) E i brand? Perché dovrebbero interessarsi
Perché i micro-dramas sono una delle poche forme di branded content feed-first che:
non sembrano advertising
costruiscono memoria
creano ritualità
Per un brand significa:
uscire dalla logica del post isolato
entrare in una serialità
usare IP come ponte di fiducia
Chiusura — una domanda utile
I micro-dramas non salveranno la TV tradizionale.
Ma possono salvare qualcosa di più prezioso:
il valore delle IP in un mondo dove il contesto non è più il palinsesto, ma il feed
E forse la domanda giusta, nel 2026, è questa:
vogliamo difendere i canali
o vogliamo far crescere le IP dove le nuove generazioni vivono davvero?
Decalogo operativo “da domani”
Per i broadcaster
Costruisci una Micro-Drama Unit snella e cross-funzionale
Scegli 3 IP translate-friendly
Scrivi nativamente per 60–90’’
Produci in cicli (30 episodi per IP)
Distribuisci su piattaforme terze per discovery
Localizza leggero (EN/ES) dal day one
KPI di attenzione: completion, rewatch, retention
Monetizza multilayer: ads, brand, licensing, merch
Funnel chiaro: feed = discovery, owned = profondità
Portfolio > one hit
Per i brand
(Branded content industriale, non spot)
Sponsorizza universi, non placement
Co-crea mini-serie feed-native
Misura attenzione, non solo reach
Costruisci archetipi replicabili
Rendi il modello scalabile
Attiva commerce episodico
Distribuzione ibrida
Brand safety upfront
Test rapido (A/B su hook)
Long tail multi-canale
Welcome back — and welcome to 2026
Content with a View starts again from here
Welcome back, and happy 2026.
We restart Content with a View from here.
From this year on, the written newsletter will move to a bi-weekly cadence, just like the podcast episodes, which will increasingly focus on identity, reinvention, and decision-making in uncertain professional cycles.
A lot of strong content is coming — and, as always, I genuinely hope to receive your honest and valuable feedback.
We begin with a topic that is generating serious buzz, especially overseas.
In Italy it’s still largely invisible, but I was already discussing it at Intersections 2024, in a panel dedicated to content factories. Since then, Hollywood has turned the spotlight on it — and the business has started to move for real.
“Micro-dramas are the next big trend”
If you work in media or content, you’ve probably heard this sentence many times in recent months:
“Micro-dramas are the next big trend.”
It’s not wrong.
But it’s incomplete.
Because micro-dramas don’t just describe what kind of content is emerging.
They describe what kind of economic and cultural system is changing.
And most importantly, they put an uncomfortable question in front of broadcasters, companies, and brands:
are we still speaking to audiences where they actually live?
What micro-dramas really are
They are not shorter TV series.
They are soap-opera / photo-novel style serial storytelling, designed natively for the feed.
vertical episodes, 60–90 seconds
constant cliffhangers
algorithmic discovery
scrolling-first consumption
They are not built for schedules.
They are built for fragmented attention.
1) The origin: why everything starts in China
Micro-dramas were born in China not as a creative experiment, but as an industrial response.
Inside Douyin and Kuaishou, four forces converged:
extreme mobile consumption
ultra-fast production
freemium monetisation
social commerce
The result is a market that, in 2024, exceeded 50 billion RMB (~$6.9 billion) and grew large enough to surpass the domestic theatrical box office.
📌 Key insight
In China, micro-dramas were never conceived as a “TV alternative”.
They were conceived as a new product for a new audience.
2) The West: hype and misunderstanding
When the format reached the US and Europe, something very familiar happened:
Hollywood stepped in
media outlets called it a “revolution”
critics dismissed it as low-quality content
By 2025:
the US micro-drama market reached ~$1.3B
global revenues ex-China reached ~$3B
projections exceeded $11B worldwide
Yet the debate got stuck on a false dichotomy:
quality vs quantity
Many micro-dramas are indeed kitsch.
But the real point is not what they look like today.
The point is why they exist at all.
Whenever the consumption context changes,
quality comes later.
Demand comes first.
3) The current status: platforms, apps, and a major misconception
This is where a critical misunderstanding needs to be cleared up.
The leading micro-drama apps (ReelShort, DramaBox, ShortMax) all run their own proprietary platforms and feeds.
But that does not make them alternatives to TikTok.
It makes them complementary.
The real model looks like this:
TikTok → discovery, acquisition, creative testing
Owned app → monetisation, control, ARPU
Exactly like mobile gaming.
How these apps actually make money
free entry episodes
episodic paywalls / coins
subscriptions (often weekly)
rewarded ads
increasingly: commerce and brand deals
👉 More than 60–70% of revenues come from direct user payments, not advertising.
4) The twist
Why this matters more to broadcasters than to apps
Here’s the perspective shift.
Micro-drama apps have:
feeds
technology
monetisation mechanics
But they often lack strong, long-term IP identity.
European broadcasters, on the other hand, still own:
legacy IP
characters
narrative universes
editorial trust
And yet they struggle to reach Gen Z and Gen Alpha.
The paradox is clear:
those with technology lack identity
those with identity lack feed access
5) The hypothesis: micro-dramas as an IP Activation Business
My thesis is straightforward:
micro-dramas are not a new channel
they are a new incremental P&L
For broadcasters, they:
don’t cannibalise linear TV or OTT
speak to audiences who wouldn’t watch TV anyway
enable fast experimentation
open international markets
Most importantly:
they put IP at the centre, not the channel
A useful European precedent is BBC Studios, which treated YouTube not as a promotional window, but as a living extension of its IP.
Hollywood is moving in because:
production costs are low
experimentation risk is contained
monetisation is multi-layered
the living-room is no longer required
Micro-dramas don’t fight prime time.
They occupy everything else.
And if high-quality IP enters the game tomorrow?
👉 Bingo.
Mini P&L — conservative simulation (12 months)
Assumptions
3 IPs
90 episodes per year (30×3)
60–90 seconds per episode
~108M annual views (domestic + international)
Costs
Production: €360k
Team: €250k
Ops / legal / localisation: €90k
Total: ~€700k
Revenues
Ad revenue share: €97k
Brand partnerships: €280k
Merchandise (net): €369k
Events: €120k
Licensing: €150k
Total: ~€1.016M
EBITDA: ~€316k
6) Why an external feed beats building one in-house
Because a feed is not a feature.
It’s a cultural behaviour.
Building it in-house means:
starting without an audience
sustaining high acquisition costs
slow learning cycles
Using an external feed means:
instant access to attention
a working algorithm
lower creative risk
📌 Control ≠ Access
Apps are built to monetise.
Feeds are built to meet audiences.
In the US, Disney+ has launched vertical video to increase time spent; Netflix is experimenting with podcasts and new formats.
But history teaches one thing clearly: fighting consumption habits rarely works.
The rule still holds:
go where the audience already is
and monetise your assets properly
7) And what about brands?
Because micro-dramas are one of the very few feed-native branded content formats that:
don’t feel like advertising
build memory
create ritual
For brands, this means:
moving beyond isolated posts
entering serial narratives
using IP as a trust bridge
Closing thought — a useful question
Micro-dramas won’t save traditional TV.
But they might save something more valuable:
the value of IP in a world where the context is no longer the schedule, but the feed
And perhaps the real question for 2026 is this:
do we want to defend channels
or grow IP where new generations actually live?
sources


